Dei umani: Tharion
"Comandare a un uomo di gettarsi nella mischia e morire per il suo re, per la sua gente e per i propri figli è difficile. Il lamento dei compagni feriti a morte che giacciono sul campo di battaglia mi assale nelle mie notti insonni. Ma ben più difficile è il compito che mi attende ora. Io devo insegnare ai miei uomini a vivere in pace, gli uni con gli altri. A resistere alle lusinghe della carne e dell'oro, all'ambizione e all'avidità"..
Alzò il braccio possente e puntò la spada contro le immensità dell'azzurro mare.
"Chi potrà mai aiutarmi in un compito simile?"
Allora lo vide.
Un enorme destriero fatto di onde spumeggianti solcava il mare, e un colossale guerriero lo guidava.
Il prode guerriero, temprato dal sangue di mille battaglie, piegò il ginocchio e lo posò a terra. Mai in vita sua si era inginocchiato. Lui era vissuto per comandare, servo a nessuno.
Il destriero sembrò volare, si impennò e si arrestò. Il cavaliere osservò il piccolo uomo annichilito sulla spiaggia, e il sole fece risplendere la sua corazza tempestata dei tesori del mare, colorata dei mille colori delle creature degli abissi.
"tu mi hai chiamato".
La voce non proveniva da nessun punto in particolare. La voce c'era, e si insinuava come il vento nella mente dell'uomo.
"Io…io…non credo signore di avervi chiamato…o se l'ho fatto non era mia intenzione disturbarvi".
"Tu hai bisogno di aiuto. Tu cerchi una parola che non conosci per guidare il tuo popolo attraverso la più difficile delle battaglie. Sono qui per suggerirti quella parola. Che sulle tue labbra si formi la parola Giustizia, che il tuo cuore si riempia del suo significato. E tutto ciò nel mio nome, Tharion, signore della giustizia, colui che sa distinguere il Bene dal Male, il campione dall'armatura cangiante, perché per ciascuno esiste un diverso modo di giudicare ed essere giudicato".