Dei umani: Tabata
"Io lo so da dove vengono, e anche dove vanno", disse la ragazzina.
Il pastore si levò in piedi.
"Come…di cosa stai parlando ragazzina?"
I suoi capelli risplendevano di mille riflessi, i suoi occhi avevano colori cangianti, la sua voce risuonava fresca e giovane eppure suggeriva, in pieghe nascoste dell'inflessione infantile, echi di antica saggezza.
"Tu mi hai chiamata, io sono giunta. Seguimi".
La seguì fino a una polla d'acqua li vicino, e la guardò accovacciarsi sulla riva.
"Cosa vuol dire che ti ho chiamata? Dalla mia bocca non è uscito un filo di voce". Era incerto, e molto perplesso.
"Tu hai sete di sapere, tu sei curioso, e questa è prerogativa delle persone intelligenti. I tuoi abiti da pastore ti stanno stretti. Dovresti vestire i panni dei miei servitori".
Il giovane era sbalordito. Le si mise accanto.
"Tuo servitore? Ma se sei una bambina!"
Fu allora che si accorse che la ragazza si specchiava nell'acqua che rifletteva il volto angoloso di un'anziana donna dal portamento altero ma dallo sguardo che regalava speranze.
"Il mio nome è Tabata, signora della Conoscenza, e indosso i due volti del sapere, quello giovane della curiosità per le nuove cose e quello antico della scienza pregressa, e nel mio nome le genti di tutte le razze vivono in pace".
Il giovane pastore allora si prostrò di fronte a quel prodigio, e abbandonato il gregge a se stesso se ne andò per costruire un tempio alla piccola Tabata, ed educare altri uomini a spingersi oltre nel farsi domande e cercare le risposte.